La perdita dei denti non è soltanto un problema estetico: la loro assenza influisce sulle funzioni masticatorie, così come rende più difficile comunicare. Insomma, incide negativamente sul nostro benessere quotidiano. Per fortuna, l’evoluzione nel campo dell’implantologia ha permesso di realizzare protesi adatte anche a pazienti completamente edentuli. Mai sentito parlare di riabilitazione full-arch?
Le protesi full-arch sono pensate per ripristinare un’intera arcata. Nelle prossime righe analizzeremo nel dettaglio tutte le loro caratteristiche e le modalità con cui vengono applicate. Ci soffermeremo anche su tutti quei casi in cui sono consigliate e sulle eventuali controindicazioni.
Che cos’è la riabilitazione full-arch?
“Full-arch”, come facilmente intuibile, indica una protesi fissa in grado di riabilitare un’intera arcata dentale. Questa soluzione è adatta a pazienti completamente privi di denti o con denti ormai non più recuperabili a causa della parodontite o altre malattie infettive del cavo orale.
Ma com’è fatta nella pratica una protesi full-arch?
Al paziente vengono applicati da 4 a 6 impianti dentali sfruttando le cosiddette tecniche All on 4 oppure All on 6. Ogni impianto è composto da:
- una vita endossea in titanio (materiale biocompatibile che favorisce l’osteointegrazione) che svolge la funzione della radice mancante;
- abutment: il raccordo tra la vite e la protesi che andrà a sostituire i denti mancanti.
Una volta posizionati gli impianti viene avvitato su di essi un toronto bridge: si tratta di una struttura unica che può contenere da 10 a 14 denti. Al suo interno è presente un’armatura, solitamente in titanio, che dà stabilità alla protesi e le impedisce di spezzarsi sotto la pressione dei morsi. I denti possono essere realizzati in ceramica, più resistenti ed estetici, oppure in resina composita, più leggeri ed economici.
La scelta di una struttura unica non è certamente casuale: grazie alla sua presenza il carico della masticazione viene distribuito uniformemente.
Molto spesso è anche presente una flangia, la quale riproduce la gengiva. Svolge tutta una serie di importanti funzioni. Dal punto di vista estetico contribuisce a dare ai denti protesici una proporzione corretta. È anche fondamentale per ristabilire la giusta dimensione verticale dell’occlusione (DVO), ovvero la giusta altezza del viso. Infatti, quando si perdono i denti, la mandibola tende a chiudersi maggiormente ed il mento si avvicina eccessivamente al naso.
La riabilitazione full-arch è adatta ai pazienti con poco osso?
Tra i vantaggi della riabilitazione full-arch c’è indubbiamente la possibilità di trattare pazienti con poco osso.
Ovviamente ogni caso va valutato singolarmente. Tuttavia, possiamo affermare che in linea generale la riabilitazione full-arch fornisce una risposta implantoprotesica efficace anche a coloro che presentano una condizione ossea critica.
E i pazienti senza osso?
Per i pazienti senza osso è possibile inserire impianti particolari: impianti zigomatici per l’arcata superiore e griglie in titanio per l’arcata inferiore. La loro applicazione permette di evitare interventi di rigenerazione ossea guidata (GBR), complessi e con percentuale di successo molto bassa.
Come avviene l’intervento?
Prima di sottoporsi ad un intervento di implantologia finalizzato all’inserimento di una protesi full-arch è necessario studiare attentamente il singolo caso clinico. In prima battuta viene eseguita la valutazione clinica attraverso radiografie che consentono di misurare la quantità e la qualità dell’osso.
Contemporaneamente vengono individuati i siti più adatti all’inserimento degli impianti e si definisce il loro numero per singola arcata (4 o 6).
Una volta appurati tutti questi dettagli, si passa all’intervento vero e proprio: viene eseguito in anestesia locale e, se necessario, può essere associato alla sedazione cosciente. A seconda della complessità del caso e del numero di impianti da inserire la durata varia tra i 45 e i 90 minuti.
L’intervento generalmente viene eseguito con carico immediato. Nella pratica la protesi full-arch viene fissata alla fine dell’intervento oppure nell’arco delle prime 48 ore.
Ci sono delle controindicazioni alla full arch?
Non tutti i pazienti si possono sottoporre ad una riabilitazione full-arch. Le condizioni cliniche che non permettono di effettuare l’intervento sono le seguenti:
- presenza di tumori attivi, specialmente se sono in corso trattamenti di chemioterapia o radioterapia;
- infarti o ictus recenti. Generalmente bisogna attendere dai 6 ai 12 mesi prima di sottoporsi ad un trattamento di riabilitazione full-arch;
- gravi disturbi alla coagulazione. Un intervento chirurgico di questa portata potrebbe essere molto pericoloso;
- cirrosi epatica avanzata e insufficienza renale grave. Sono entrambi patologie che compromettono la capacità dell’organismo di guarire e combattere le infezioni.
Tra le patologie che devono essere invece attentamente monitorate prima di un possibile intervento troviamo il diabete. Se la glicemia è fuori controllo, le ferite avranno problemi a rimarginarsi, così come gli impianti incontreranno difficoltà nel processo di osteointegrazione. Nei pazienti diabetici, sarà il medico curante ad indicare la fattibilità o meno di una riabilitazione full-arch.
Infine, anche chi assume bifosfonati, sostanze presenti nei farmaci per l’osteoporosi, può correre dei rischi. Prima dell’intervento, sempre dietro indicazione del proprio medico, andrebbero sospesi.
Quali sono i tempi di recupero post-intervento?
Il decorso post-intervento è relativamente breve. Il paziente può presentare gonfiori e avvertire dolore nelle prime 48-72 ore. Il consiglio è quello di effettuare impacchi col ghiaccio e di assumere un antidolorifico, solo se necessario. Dopo una settimana, dal punto di vista estetico, tutto tornerà alla normalità.
Che cosa mangiare?
Nei primi giorni post-intervento viene indicata una dieta liquida o semisolida, caratterizzata da brodo, yogurt, budini e formaggi cremosi. Una volta tolti i punti di sutura (circa 10 giorni dopo l’intervento) è possibile tornare ad un’alimentazione pressoché normale.
Tuttavia, il consiglio è quello di seguire una dieta morbida, almeno per i primi mesi in cui il processo di osteointegrazione ha bisogno di consolidarsi. Di conseguenza, bisognerebbe evitare cibi troppo duri che potrebbero smuovere l’impianto mentre l’osso sta completando il proprio iter di guarigione.
Attenzione all’igiene orale
Altro elemento da non sottovalutare dopo l’installazione di una protesi full-arch è ovviamente l’igiene orale. Una scarsa pulizia può favorire la comparsa della perimplantite, ovvero un’infiammazione dei tessuti attorno all’impianto che può compromettere la stabilità degli impianti dentali stessi.
Per tale motivo bisogna pulire la protesi ogni giorno con attenzione, usando spazzolino e dentifricio dopo i pasti. Gli scovolini e i superfloss risultano particolarmente utili per detergere le zone sotto la protesi o sotto l’eventuale flangia, dove tendono ad accumularsi residui di cibo e placca batterica.
Se stai valutando il ricorso alla riabilitazione full-arch rivolgiti a degli esperti del settore: negli studi CMO Zanotto aiutiamo da oltre 30 anni i nostri pazienti a ritrovare il sorriso. Contattaci per una consulenza!

Giampaolo Zanotto, medico chirurgo specializzato in odontostomatologia di Nogara (VR), il paese dov’è cresciuto e dove esercita la professione di odontoiatra. Ha dato vita a uno studio che è diventato un vero e proprio centro che aiuta migliaia di persone a superare la paura del dentista per recuperare il proprio benessere e a tornare a sorridere.